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O Roma o Morte: perchè Roma si legge anche Amor

La pièce teatrale, nata da un’idea di Carlo Moser, che ha collaborato con Carla Bellaveglia alla scrittura del testo, entrambi sfruttando lo zampino di Pierluca Famularo, li vede tutti e tre in scena per far sorridere e, nello stesso tempo, sorprendere gli spettatori. E la sorpresa appartiene al mondo dei supermercati: paghi uno spettacolo e ne vedi due.
Uno scalcinato pianista triestino e un’improbabile cantante romana cercano, in qualsiasi modo, di portare a termine la loro serata. Lo spettacolo ha come filo rosso alcune tra le più belle canzoni nate all’ombra del “Cuppolone” a partire dal 1849, anno della Repubblica Romana, con Mazzini, Saffi e Armellini, ma anche Goffredo Mameli, e Giuseppe Garibaldi, fino ad arrivare a quelle più recenti (Rascel, Venditti), dove il pubblico si troverà ad assistere e partecipare, in diretta ma anche pirandellianamente, agli eventi, dal comico al tragico, che accadono proprio lì e in quel momento. Produzione La Macchina del Testo.